Tora e Piccilli

Tora e Piccilli, sul versante nord del complesso vulcanico del Roccamonfina, è costituito da due borghi, che devono il nome, l’uno al latino Torus, rialzo di terra, l’altro probabilmente ad un cognome. Il territorio, reso fertile dai materiali vulcanici depositati dalle eruzioni del Roccamonfina fu abitato dapprima dalle popolazioni italiche degli Ausoni- Aurunci, poi dai Sanniti, ai quali si deve la fondazione del primo nucleo di fortificazioni nella zona di Tora- Presenzano denominato Rufrae. L’area era comunque già conosciuta circa 380.000 anni fa dall’Homo del medio- pleistocene, come testimoniano le impronte che ha lasciato nella frazione di Foresta , le cosiddette “Ciampate del diavolo”.

Nel III secolo a.c. il territorio fu colonizzato dai romani. Sul finire del VI secolo, il paese divenne possedimento della contea longobarda di Teano. Si deve ai Normanni la prima fortificazione del centro abitato di Tora, nel XII secolo, ai tempi del regno di Guglielmo d’Altavilla, quando signore del feudo risultava essere Polido de Tora. Ai tempi di Federico II divenne feudataria di Tora la potente famiglia ducale dei Marzano di Sessa, durante il regno aragonese il possedimento passò ai nobili Galluccio. Nel 1627 a causa di  continui dissidi l’università di Piccilli si separò dal ducato di Tora e le due comunità furono riunite in un’unica entità amministrativa solamente nel 1807. Nel XVIII secolo l’università di Tora passò ai Filangieri, duchi del ramo di Arianiello. Vittima del brigantaggio dopo la sconfitta delle truppe borboniche e delle vessazioni dei Tedeschi dopo l’armistizio del 1943, il Comune di Tora e Piccilli è stata insignito nel 2005 della medaglia d’argento al valore civile per aver  salvato dalle persecuzioni nazi- fasciste un numeroso gruppo di ebrei.

Percorso di Foresta effettuato quotidianamente dagli abitanti del luogo per approvvigionarsi delle acque presso il fosso rionale fino alla metà del 900.

EDIFICI MONUMENTALI

Chiesa e Convento di Sant’Antonio

Il complesso di Sant’Antonio, situato in località “Margherito”, alla stessa distanza sia da Tora che da Piccilli fu costruito nel 1709 per volere di Francesco Galluccio, duca e barone di Tora, il quale lo affidò ai Padri Cappuccini. Dal 1806 il convento fu sede del municipio e nel 1860 fu adibito ad ospedale per i garibaldini, dal 1904 fu nuovamente abitato dai frati cappuccini e dimorò tra le sue mura un decennio più tardi il Beato Leopoldo Mandic. Dal 1999 il complesso è abitato dai fratelli e  sorelle della Comunità Mariana “Oasi della Pace”.

La chiesa presenta un’aula unica e decorazioni in stucco ottocentesche. Particolarmente suggestivo è il piccolo chiostro interno al convento.

Chiesa di San Simeone

Chiesa madre di Tora, dedicata al santo profeta, patrono del borgo, risulta già esistente nel 1112. Ricostruita sui ruderi del castello intorno alla prima metà del 1700 in stile tardo barocco presenta una pianta a navata unica con un ampio transetto e cappelle laterali. La facciata, scandita da paraste, è dotata di un portale con fascia a piccole bugne a punta di diamante, un timpano triangolare e un finestrone. L’interno è abbellito da decorazioni in stucco e notevoli opere pittoriche della scuola napoletana del Settecento. Il presbiterio conserva un coro ligneo intarsiato d’ignoto intagliatore campano del 1700 .

Chiesa di San Giovanni Apostolo ed Evangelista

Edificio di culto tra i più grandi di tutta la diocesi di Teano – Calvi, documentato già nel 1676. La costruzione, più grande della stessa chiesa madre di Tora fu eretta a Piccilli in segno di sfida e di conquista nei confronti dei torani. Un’antica leggenda narra che la chiesa fu edificata per volere della regina Giovanna, la quale diede alla luce un figlio in prossimità del paese.

La facciata presenta un doppio ordine, quello superiore con finestrone rettangolare e timpano triangolare con pinnacoli; quello inferiore con capitelli in stile ionico raccordati da festoni e un portale mistilineo. Ad aula unica, ricoperta da volta a botte con lunette e cappelle laterali nelle quali di particolare interesse sono i pavimenti in maioliche e gli altari marmorei con stuccature in stile tardo-barocco, l’interno della chiesa conserva alcune tele del Settecento.

Chiesa di Sant’Andrea Apostolo

Alcuni documenti del VIX secolo fanno già menzione della piccola, deliziosa chiesa dedicata a Sant’Andrea, posta esttamente in asse con l’unica via che  compone il borgo di Foresta.Rimaneggiata nei secoli successivi, la facciata presenta un portale in tufo locale sormontato da una lunetta in cui è raffigurata l’effigie di Sant’Andrea. L’interno, molto semplice, ad aula unica e sagrestia laterale, conserva ancora, dietro l’altare, parte di un’antico affresco raffigurante un Cristo Pantocratore e una Vergine con Banbino.

Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo

Alcuni documenti testimoniano l’esistenza della chiesa già in epoca rinascimentale. L’edificio è stato poi rimaneggiato più volte a partire dal Settecento. L’interno ha una sola navata, l’esterno si presenta con una facciata intonacata e un campanile laterale di piccole dimensioni.

Palazzo ducale

L’edificio,di notevoli dimensioni,si affaccia sulla piazza principale di Tora. Di proprietà della nobile famiglia Falco dal 1876, fu fatto costruire dalla famiglia ducale dei Galluccio intorno alla metà del Settecento in sostituzione del vecchio palazzo che sorgeva tra le mura del castello. Ha una facciata semplice, con loggia a esedra e un portale realizzato in stile rinascimentale.

Torre medioevale

Per il suo carattere di torre isolata posta al centro di una struttura fortificata, che sembra esseri conservata fin dalle origini, la primitiva costruzione va fatta risalire almeno all’epoca normanna ed è, quindi, databile tra la fine del XI e la seconda metà del XII secolo. Più volte rimaneggiata e parzialmente ricostruita nel corso dei secoli, essa conserva la sua funzione di torre di avvistamento sulla vallata, luogo di transito obbligato per l’ingresso da nord e da ovest della pianura campana. La cella campanaria custodisce il campanone datato 1888, fuso da maestranze napoletane sul posto, nonchè l’antico meccanisco dell’orologio.

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