Ciampate del Diavolo

Tora e Piccilli, il piccolo paese dell’Alto Casertano arroccato sulle pendici del vulcano ormai spento di Roccamonfina, ospita le impronte umane fossili più antiche al mondo, le prime riferibili ad esemplari del genere Homo.

Si tratta delle cosiddette, da generazioni, Ciampate del Diavolo, conservate in località Foresta, borgo che sorge nei dintorni di quello che fu un tempo il territorio di caccia dei signori del Castello di Tora. Il sito paleontologico ha visto la sua inaugurazione il 6 ottobre 2007, dopo la conclusione dei lavori di sistemazione del PIT Parco Roccamonfina ed un accordo di programma tra Comune di Tora e Piccilli, Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Province di Napoli e Caserta e Comunità Montana Monte Santa Croce.

E’ possibile raggiungere il sito dalla piazzetta del centro abitato,di Foresta, dove si erge la piccola chiesa di S. Andrea Apostolo, di origine tardo medievale,percorrendo un pittoresco sentiero in discesa che si inoltra in una ricca flora caratterizzata trar alte piante ed arbusti da castagni secolari, querce e felci. Questo percorso incantevole altri non è che una mulattiera che gli abitanti del luogo percorrevano nei secoliprecedenti per macinare icereali al vecchio mulino. Terminata la discesa, ritrovandosi davanti ad un ampio spazio verde, è possibile scorgere l’enorme banco di tufo in cui sono impresse le profonde depressioni attribuite in passato al passaggio del diavolo o in un secondo momento, a quello di antiche popolazioni italiche.

La leggenda delle Ciampate nasce qualche secolo fa per dare un significato a delle orme misteriose che si pensava fossero rimaste impresse in una colata lavica sulla quale avrebbe potuto camminare solo Lucifero.

Lo studio scientifico ha dimostrato che le numerose tracce appartengono ai progenitori dell’uomo di Neanderthal, i quali non erano in fuga da un’eruzione vulcanica come qualcuno ha immaginato ma camminavano ad un’andatura normale su di una fanghiglia tiepida. Il sito infatti, testimonia l’esecuzione della perfetta camminata bipede dell’Homo erectus europeo che utilizza tutto il corpo per bilanciarsi ed appoggia le mani solo nel momento in cui rischia di scivolare su di una pendenza più ripida. Inoltre documenta un processo mentale dei nostri antenati nel percorrere i dislivelli. Ogni orma misura circa 20 cm, appartiene cioè ad un piede che oggi indosserebbe una scarpa  numero 35-36 e ad un ominide alto circa 1,60 m. In alcune delle impronte sono riconoscibili i dettagli anatomici del piede umano, il tallone, l’arco plantare ed alcune delle dita.  Il materiale su cui sono state impresse le Ciampate consiste nel Tufo Leucitico Bruno, datato tra i 385.000 e i 325.000 anni fa che al momento della messa in posto doveva avere una temperatura di circa 400°C. Con l’abbassarsi della temperatura ed in seguito alla circolazione di fluidi caldi, parte del deposito, costituito da cenere vulcanica, lapilli e pomice si è fortemente alterato innescando un processo di mineralizzazione.

Durante questa fase sarebbe avvenuto il passaggio degli ominidi, con una temperatura del materiale vulcanico tra i 60 e i 40°C. Sarebbe poi avvenuto il definitivo consolidamento del deposito permettendo alle orme di giungere sino a noi. Ricerche d’archivio e dati biometrici hanno dimostrato che le orme di Foresta sono conosciute dagli anni 20 del 1800, quando piogge torrenziali e azione umana hanno determinato l’alterazione del terreno. Nel corso degli anni, gli abitanti del luogo cominciano a fare le loro supposizioni sulle orme misteriose, attribuendole a popolazioni storiche quali gli Aurunci o i Sanniti, ma la verità emerge solo nell’agosto del 2001, quando il dott. Adolfo Panarello e il dott. Marco De Angelis avviano le ricerche  sul sito con metodo scientifico. Gli studiosi coinvolgono il prof. Paolo Mietto, docente dell’Università degli Studi di Padova, primo divulgatore di impronte fossili di dinosauri in Italia. Si uniscono poi al gruppo di ricerca altri esperti e il 13 marzo del 2003, la rivista Nature pubblica il primo risultato degli studi, i quali dimostrano che quelle di Foresta sono le più antiche orme umane al mondo. Nella prima fase di studio furono portate alla luce 56 orme organizzate in tre successioni di passi ed impronte di animali. I lavori di pulizia del 2005 hanno portato a oltre 100 il numero delle impronte e a 7 quello delle piste fossili ancora visibili. Ancora nel 2005 sono state rinvenute nuove importanti tracce, consistenti in antichi percorsi calpestati ripetutamente dagli ominidi. La cosa fa pensare ad una comunità che abitasse il territorio, (a Marzano Appio, nella frazione Caranci, collegata a Foresta da un antico sentiero, sono state rinvenute altre impronte). Questi tracciati preistorici oggi appaiono trasformati in canalette di deflusso delle acque o in scalinate, frutto del lavoro dei nostri avi.

Il sito paleontologico di Tora e Piccilli è di interesse mondiale in quanto presenta caratteristiche senza uguali: il paleostrato perfettamente databile, la presenza di numerose impronte disposte in piste e in buono stato di conservazione, le piste ubicate all’aria aperta e non in grotta, su un pendìo e non su una superficie pianeggiante. Oltre alle impronte dei piedi sono presenti quelle delle mani (in un contesto non rituale!), di altre parti del corpo ed inoltre sono associate ad impronte riferibili a paleofauna. Il sito di Foresta offre un insieme di grande valore ambientale, oltre alle Ciampate, ospita i resti del mulino ad acqua settecentesco nei pressi del Fosso rionale e un vecchio lavatoio, inoltre è possibile prolungare la passeggiata sino al Bosco degli Zingari e per altri interessanti sentieri naturalistici.

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